Una casa per i nostri amici

Nel 1991, con la Legge quadro per la prevenzione del randagismo (n. 281/91) si è marcato un prima e un dopo nella concezione degli animali in Italia, soprattutto all’interno dei canili. Infatti, a partire da quel momento, veniva riconosciuto il loro diritto alla vita, mentre negli anni precedenti i randagi che non venivano reclamati nei tre giorni successivi alla cattura venivano soppressi.

Secondo dati recenti, l’Italia non è un esempio virtuoso in questo campo, considerandola al livello di Spagna e Grecia in quanto a disorganizzazione. Ogni anno vengono abbandonati circa 150.000 cani suddivisi in circa 1.100 strutture tra municipali (465) e rifugi (679). I dati sono comunque in crescita, soprattutto a causa della crisi. Perciò, se da una parte c’è sovraffollamento, dall’altra c’è una conseguente scarsità di mezzi di chi questi animali li vuole salvare a tutti i costi. Purtroppo, infatti, la crisi si è tradotta anche in una riduzione dei fondi destinati alle strutture di accoglienza, riducendosi a un decimo da un anno all’altro, con notevoli disparità a livello regionale. Si è così assistito alle scene raccapriccianti dei cosiddetti “canili-lager”, che però per fortuna non sono la regola ma l’eccezione. Molti sono gli esempi positivi, primo tra questi il canile di Montefalco (PG) o ancora l’utilizzo dei “canili-scuola” a Treviso, nel contesto della rieducazione presso l’Istituto penale per i minorenni.

É in questo contesto che si inserisce una figura fondamentale per far sì che il sistema possa restare in piedi: il futuro padrone. Secondo il Ministero della Salute, quasi una famiglia italiana su due convive con un animale domestico e più di una su tre con un cane o un gatto. Per questo è importante educare al possesso responsabile, ovvero rendersi conto che si sta accogliendo nella propria vita un altro essere vivente, gesto che prevede anche delle responsabilità legali: al momento dell’adozione viene infatti chiesto di firmare un modulo dove ci si impegna a custodire l’animale con le dovute cure, a non cederlo a terze persone e a non abbandonarlo mai. Una volta presa questa decisione, dovrete compilare una domanda di adozione, a cui seguiranno dei colloqui con gli operatori che vi sapranno indirizzare su razza, temperamento, ecc. Trovato il cane adatto, lo incontrerete alcune volte per le due o tre settimane successive per guadagnarsi la sua fiducia. Se tutto va a buon fine, si riceve il libretto sanitario e il vostro nuovo compagno potrà venire a casa con voi.

Nel resto del mondo, la situazione non è molto diversa. Da sottolineare tra tutti un esempio positivo di origine italiana ma creato in Romania: si tratta di Footprints of Joy, a basso impatto ambientale e finanziato da fondi privati e vari partners. La struttura servirà per programmi di educazione, pet-therapy e volontariato. Far del bene ai cani significa fare del bene anche a noi stessi.